Lo Studio del Carattere

Una Scuola Marziale per il carattere, il coraggio ed il sacrificio

Lo sviluppo di carattere, coraggio e capacità di sacrificio erano le pietre angolari nella nell’indottrinamento dell’antica classe guerriera dei Hwarang. Vigeva la convinzione, infatti, che nessun metodo didattico marziale fosse effettivamente valido se non avesse permesso al guerriero o condottiero di affrontare la morte propria e dei propri seguaci con audace indifferenza. L’obiettivo fondamentale era quindi di inculcare nei giovani Hwarang, prima delle tecniche di combattimento, la giusta attitudine mentale. Fronteggiare la morte con indifferenza richiede una calma interiore ed una risolutezza che possono venire solo dalla certezza delle proprie idee e da una personalità equilibrata. Il controllo dell’avversario passa necessariamente attraverso il completo controllo di se stessi e delle proprie emozioni. Tutti gli anni passati a studiare tali aspetti della personalità umana hanno consentito al sistema dei Hwarang di divenire un punto di riferimento nell’analisi delle possibilità di controllo e combattimento dell'uomo. Per tale motivo ancora oggi molti maestri di Arti Marziali si rifanno a tali principi applicandoli nella ricerca di una migliore comprensione della realtà umana e della sua connessione con l’Universo.

Nella filosofia Hwarang l’uomo si lega al tutto che lo circonda dal momento della sua concezione attraverso l’energia universale denominata Ki. Le origini dell’apparato filosofico/morale dei Hwarang dipartono da una dottrina denominata T’in Ming o Mandato del cielo la quale ha radici molto antiche ed è stata alla base di gran parte delle dottrine filosifiche e religiose orientali. Più precisamente il T’in Ming evolse in una dottrina di virtù e giustizia attraverso la quale poteva essere “misurata” la correttezza di tutte le cose sotto il “mandato del cielo”. Dal punto di vista dei testi scritti gli studiosi coreani facevano riferimento ai famosi “4 classici”, eredità di studi effettuati migliaia di anni prima di Confucio e del confucianesimo. Tali insegnamenti irruppero nella cultura coreana a seguito dell’introduzione del buddismo e furono ovviamente adattati a tradizioni ed idee locali acquisendone dei caratteri distintivi.

Nei 4 classici si fa riferimento ad una divinità denominata Shang-ti, un giudice divino che osserva la società umana e la giudica correttamente. Il cielo “T’in”, invece, sovraintende a tutto ciò che esiste (Shang-ti compreso) governando l’intera creazione. Shang-ti, nella cultura coreana, fu identificato presto con la figura dell’imperatore, mentre T’in con quella di un ordine morale cosmico applicato ad un tutto che possiede, in ogni sua parte, intelligenza e volontà capaci di guidare il destino del genere umano.

Il confucianesimo classico perfezionò questo schema introducendo l’idea di giudice corrotto. Il cielo avrebbe dato il mandato di generare ed imporre le regole sociali solo a coloro che fossero stato conformi a dei precisi standard di virtù. In questa maniera si poneva in discussione il fatto che Shang-ti potesse sempre essere l’imperatore o uno della sua famiglia. Nel caso di condotta inopportuna il cielo stesso avrebbe fatto scendere la disgrazia sulla famiglia reale e quest’ultima sarebbe stata sostituita da una più meritevole. Si staccava, per la prima volta, il potere dal nome familiare e quindi si annichiliva la linea ereditaria del governo ponendo come base della possibilità di legiferare sugli altri la propria responsabilità di fronte al cielo. Anche nell’antica Corea, come nell’Europa medievale, esisteva qualcosa di simile al diritto divino di esercitare potere sugli altri (l’incoronazione religiosa dei nostri re) ma condizionato alla pesante responsabilità verso il cielo che ha riflessi pratici e non solo morali o religiosi.

Riprendendo le parole di Lao Tsu, famoso e grande pensatore orientale di più di 2000 anni fa:

Il Tao è grande, il cielo è grande, la terra è grande ed il re è grande.
Questi sono i grandi quattro dell’Universo ed il re è uno di loro.
L’uomo segue la via del cielo, il cielo segue la via del tao ed il tao segue la via di se stesso.

si può vedere che neanche il cielo è l’ultimo arbitro ma solo il Tao che poi è giudice di se stesso. I saggi taoisti e buddisti determinarono uno schema di moralità nella quale nessun giudice o potere era al di sopra di tutto. Da ciò proviene l’importanza di combattere e dell’avere un alto senso del dovere, di moralità e virtù.

I 4 classici introdussero poi l’importante principio del mutamento denominato Yin-Yang in cinese e Um-Yang in coreano. Il primo libro dei 4 classici, denominato I Ching, fu elaborato tra il 1300 ed il 200 A.C.. Si trattava inizialmente di un libro di divinazione che fu interpretato come la spiegazione di tutti i processi naturali di nascita, crescita e cambiamento. Riprendendo le parole dell’I Ching:

Um e Yang interagirono e generarono le quattro secondarie forme del cielo. Debolezza e forza interagendo generarono le quattro secondarie forme della terra da cui gli otto trigrammi erano completi. Gli otto trigrammi interagendo generarono le mille cose.

Il grande ultimo, Tai Chi in cinese e Tae Guk in coreano (rappresentato dal simbolo circolare di Um-Yang) generò Yang, la forza, simboleggiato da una linea piena; quando il Tae Guk raggiunse il suo limite nel generare Yang divenne debole e tranquillo ed allora generò Um, la debolezza, simboleggiato da una linea spezzata. I due opposti Um-Yang interagirono tra loro determinando 4 fondamentali combinazioni, simboleggiate da due linee (spezzata/spezzata, spezzata/piena, piena/spezzata, piena/piena) questi interagirono nuovamente con Um-Yang generando gli 8 trigrammi che sono molto importanti negli I Ching perché alla base della divinazione che si opera con tale testo. Nello stesso modo gli otto trigrammi e Um-Yang determinarono 16 elementi, poi 32, ecc. fino all’infinito tutte le cose esistenti nell’Universo che hanno quindi al loro interno parte di Um e parte di Yang.

La creazione è quindi vista come interazione tra poli opposti. L’energia che passa tra i poli opposti è denominata Ki e riempie di se ciò che esiste dando peraltro vita a tutte le creature viventi.

All’inizio c’era solo energia vitale, Ki, consistente di Um-Yang. Questa forza iniziò a muoversi e circolare…all’aumentare della velocità si determinò una massa sedimentata al centro dell’Universo e poiché tale massa non poteva disperdersi si consolidò a formare la terra.

Cambiamento ed evoluzione sono visti in termini di tensione nell’incontro tra Um e Yang. L’Universo è in continuo divenire, nulla è permanente e nulla viene distrutto ma solo trasformato. Tutti gli aspetti della realtà posseggono in loro i due opposti. Quando la notte raggiunge l’apice inizia la luce del giorno, le montagne divengono valli, gli inverni sono seguiti dalle primavere, il seme dalla crescita, ecc.. Il rapporto di attrazione/repulsione tra Um e Yang è alla base di ogni processo naturale. Il Ki è l’espressione del legame che c’è tra Um e Yang, tra inesistenza ed esistenza, è la vita intesa come cambiamento.

Tutte gli esseri viventi in natura tendono a difendere la propria esistenza ed ovviamente anche l'uomo non può sfuggire a tale regola. Ovunque sia Ki (=vita) c'è lotta e compreso questo semplice ma profondo principio gli antichi maestri nel sistema Hwarang cercarono di sviluppare un metodo di combattimento che fosse basato sulla naturale legge degli opposti. Tutte le creature viventi devono obbedire alla legge degli opposti e coloro che scelgono, volontariamente o involontariamente, di non farlo sono destinate a perire. L'uomo, tra le tante specie, è l'unico essere vivente a poter scegliere coscientemente di vivere contrariamente alle leggi naturali di Um-Yang. In tal modo genera caos e questa confusione è pagata a livello mentale, fisico e spirituale.

Tutte le culture, dai tempi primordiali fino ad oggi hanno dedicato grandi quantità di risorse nella ricerca di metodi di difesa ed attacco validi, ad ogni livello. La mancanza di successo in questo settore ha significato spesso la fine di razze, culture, gruppi, ecc.. in questo panorama l'approccio orientale è stato profondamente differente da quello occidentale. Guardando dentro l'uomo, la sua anatomia, la sua psicologia e le leggi filosofiche e morali alla base della teoria degli opposti, la cultura orientale ha elevato il combattimento ad una forma d'Arte. Gli antichi Maestri del sistema Hwarang, in accordo con l'indivisibilità di Um-Yang, considerarono durezza e morbidezza, forza e debolezza come elementi fortemente relativi tra loro. La durezza si poteva quindi definire solo in ragione dell'esistenza di qualcosa più morbido e lo stesso la linearità poteva esistere solo relativizzata a traiettorie più circolari. Non aveva senso per loro creare o imporre movimenti solo lineari/duri o morbidi perché compresero che ogni movimento ha in se entrambe le componenti e solo in tal caso risulta naturale.